Page 17 - Programma di sala - 2 aprile 2021
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Nella versione definitiva della partitura, Rossini divise il testo in dieci
             sezioni di diversa lunghezza, sfruttando sia il differente contenuto
             delle varie parti del testo, sia le affinità lessicali e retoriche delle varie
             strofe (ad esempio all’interno del n. 3 e del n. 7 le strofe presentano
             il medesimo incipit “Quis...” / “Quis...” e “Fac...” / “Fac...”).
             Dunque all’interno di ciascuna delle dieci sezioni il testo presenta un
             contenuto coerente; e questa coerenza è già indicativa della logica
             seguita dal compositore nel porre in musica la sequenza. Fedele
             all’estetica neo-classica, che voleva la musica un’arte “espressiva”
             e non “imitativa”, Rossini evitò – come regola generale – di seguire
             le suggestioni dei singoli versi, di tentare la viva raffigurazione di ogni
             singolo concetto, ma attribuì piuttosto a ciascuna delle sezioni una
             “tinta” complessiva, ispirata appunto alla poetica degli “affetti”.
             Lo Stabat appare così una composizione estremamente coerente e
             unitaria. Troviamo per ciascuno dei numeri musicali un aureo senso
             delle proporzioni, una concezione della forma musicale equilibrata
             e classica, che ricorre spesso alla tecnica di riproporre brevi sezioni
             o brevi periodi all’interno di ciascun numero, secondo una calibra-
             ta simmetria. La coda (la sezione conclusiva) di ciascun numero è
             sempre ripetuta due volte. Alcuni dei brani sono come “incorniciati”
             da un medesimo periodo, che appare esclusivamente come intro-
             duzione e come sigillo finale. Altro centrale elemento di “unificazio-
             ne” è quello del materiale espressivo, ossia l’impiego dell’armonia
             e gli scarti tonali, la finezza della strumentazione, della conduzione
             delle linee vocali negli insiemi.
             Qualità che possono essere apprezzate già immediatamente nel
             primo numero musicale della partitura, l’introduzione “Stabat Mater
             dolorosa”, affidata a intera orchestra, coro e solisti; si tratta di una
             delle pagine più meditative, dolenti e drammatiche, ricca di improv-
             visi contrasti espressivi. Le prime sedici battute costituiscono una
             sorta di “motto”, che mostra il gusto cromatico, l’instabilità armonica
             che ricorreranno frequentemente nella partitura: un nudo arpeggio
             ascendente di settima diminuita, riproposto subito un semitono sot-
             to, i pizzicati degli archi e un nuovo conclusivo motivo ascendente.
             Il “prologo” orchestrale prosegue concentrando tutta la diversa va-
             rietà di atteggiamenti che assumerà l’Introduzione, dal motivo “an-
             simante” degli archi, alla scala cromatica discendente in fortissimo,


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