In ricordo di Giuseppe Sinopoli a 20 anni dalla scomparsa

(Venezia, 2 novembre 1946 – Berlino, 20 aprile 2001)

Giuseppe Sinopoli debutta sul podio dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia il 17 dicembre 1978 all’Auditorio Pio con un programma con musiche di Manzoni, Berg, Bussotti e Skrjabin che già indica chiaramente il suo percorso di interprete. Il secondo appuntamento arriva nel 1983, il 6 febbraio, e dirige la Sinfonia n. 9 di Mahler.

Si tratta della prima esecuzione dell’ultima sinfonia di Mahler nelle stagioni dell’Accademia di Santa cecilia (una precedente era stata a cura della Filarmonica di Mosca diretta da Kirill Kondrashin). È un appuntamento rivelatorio che determina la nomina di Sinopoli a Direttore Musicale dell’Istituzione, incarico che detiene dal 1983 al 1987. Nel corso di questi anni, e con i concerti che dirigerà in seguito, Sinopoli appare 174 volte sul podio dell’Accademia sviluppando quel repertorio per il quale la sua cifra di interprete impresse una svolta sostanziale alla programmazione ceciliana e che si concentrava sulla produzione tardo romantica tedesca, in particolare con l’esplorazione del sinfonismo di Mahler e Bruckner che l’Orchestra aveva affrontato poche volte nella sua storia.

Di capitale importanza, non solo per la riuscita artistica, ma per la storia stessa della vita musicale italiana, fu l’esecuzione in forma di concerto dell’Anello del Nibelungo di Wagner, affrontata, un titolo per anno, nel corso di quattro stagioni. Al ciclo della Tetralogia si aggiunse anche il Parsifal. Costante fu il suo impegno nella musica contemporanea di cui diede numerose esecuzioni ed oltre ai già citati Manzoni e Bussotti nella cronologia dei suoi concerti troviamo opere di compositori italiani come Vlad, Giuranna, Petrassi, D’Amico, Arcà, Nono, Sciarrino.

Con l’Orchestra e il Coro di Santa Cecilia Sinopoli ha anche eseguito concerti in Germania e in Australia oltre che in varie località italiane realizzando una registrazione discografica del Rigoletto di Giuseppe Verdi per la Philips.

 

 

Di seguito alcuni estratti dal libro “Ulrike Kienzle – Gli dèi sono lontani – Giuseppe Sinopoli: una biografia”.
In pubblicazione, edizioni Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

 

Da quel memorabile debutto avvenuto all’Accademia di Santa Cecilia nel dicembre del 1978, in occasione del quale aveva conosciuto Silvia Cappellini, per cinque anni Sinopoli non era più salito sul podio di questa orchestra ricca di tradizione. Il 7 e l’8 febbraio del 1983, quindi circa una settimana prima del suo decisivo concerto di debutto con la Philharmonia Orchestra di Londra, diresse a Roma la Nona Sinfonia di Mahler. Fu un successo strepitoso. L’orchestra, che dalla metà degli anni Settanta non aveva un direttore principale e che con il nuovo sovrintendente Francesco Siciliani si trovava in una fase di crescita, espresse immediatamente il desiderio di avere Sinopoli come nuovo direttore. La simpatia era reciproca, tanto che Ludwig Hinterschweiger, manager di Sinopoli, poteva nel maggio dello stesso anno diffondere un comunicato stampa con la notizia che il consiglio di amministrazione di Santa Cecilia, sotto la guida del suo presidente Francesco Siciliani, “il 24 maggio del 1983 aveva designato all’unanimità e con effetto immediato Sinopoli – pur conservando egli il ruolo di Principal conductor della Philharmonia di Londra – direttore principale dell’Istituzione”. Fu un atto di coraggio, perché Sinopoli aveva appena sottoscritto il suo contratto londinese e non poteva ancora sapere bene a cosa sarebbe andato incontro su entrambi i fronti. D’altro canto, a Roma avrebbe dovuto dirigere soltanto sei concerti all’anno, un impegno senz’altro alla sua portata. Inoltre, dopo la nascita di suo figlio Giovanni, sentiva il bisogno di passare più tempo a casa, anche perché Silvia non sempre poteva accompagnarlo. La sua vita iniziava ad assestarsi, e l’offerta di Roma, dunque, gli risultava quanto mai gradita, perché gli dava la possibilità di condurre infine una vita meno errabonda e più calma.

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Sinopoli era la persona giusta al posto giusto: era giovane, italiano, ammirato nel mondo come compositore e direttore, cosa si voleva di più? Con Sinopoli alla guida, l’orchestra avrebbe potuto di nuovo dispiegare la sua caratura internazionale. D’altro canto, il direttore era rimasto a sua volta impressionato dal modo con cui l’orchestra aveva affrontato una composizione così difficile come la Nona di Mahler, eseguita in quell’occasione per la prima volta e ciononostante padroneggiata con straordinaria maestria. “Abbiamo fatto un’esecuzione che non dimenticherò mai, paragonabile solo ad un’altra che ho realizzato con la Israel Philharmonic Orchestra”. E questo voleva dir molto poiché, a proposito del suo debutto a Tel Aviv nel 1982, Sinopoli aveva più volte affermato che l’esperienza mahleriana vissuta in Israele era stato il momento più toccante della sua carriera fino ad allora. Ora, dunque, Santa Cecilia aveva dimostrato di stare all’altezza della Israel Philharmonic. Per Sinopoli è sempre stata importante la prima impressione, il particolare modo in cui veniva accolto da un’orchestra. Se scoccava l’intesa, erano momenti magici. Altrimenti, spesso il primo incontro era anche l’ultimo.

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Nei pochi anni del suo mandato aveva veramente ottenuto molto. Anche a Roma, come altrove, aveva brillato soprattutto nel repertorio austro-tedesco, con Beethoven, Schubert e Schumann, Brahms e Bruckner, Mahler e Strauss, ma anche in brani difficili di Berg e Webern e con rarità come l’oratorio di Schumann Das Paradies und die Peri e con gli ardui e tecnicamente molto impegnativi Gurrelieder. Diresse una memorabile esecuzione della Messa da Requiem di Verdi e un concerto molto apprezzato in occasione dell’ottantesimo compleanno di Goffredo Petrassi. Invece, brani molto popolari come il trittico sinfonico di Ottorino Respighi Feste romane, Fontane di Roma e Pini di Roma, raramente venivano messi in programma. Poco prima del Natale del 1985, peraltro, aveva estasiato il pubblico romano con le grandiose cascate sonore dell’Ottava di Mahler.

“Il pubblico che gremiva la sala in un ‘tutto esaurito’ è esploso in un immenso grido di entusiasmo. Il magnifico direttore, che aveva addirittura stregato l’orchestra e i cori, è stato trattenuto sul podio da interminabili acclamazioni. E i professori dell’orchestra battevano gli archetti sui leggii, e i coristi applaudivano: tutti volevano dimostrare la loro approvazione al maestro”.

Dunque a Roma Sinopoli – al contrario che a Londra – era veramente ammirato e amato. La sala andava spesso esaurita, così come andavano a ruba gli abbonamenti dei concerti; entusiasta era il pubblico, ed entusiastiche, per lo più, anche le critiche. Egli collaborava con cantanti e solisti di prim’ordine: per esempio, con Salvatore Accardo e Shlomo Mintz, con Itzhak Perlman e Alicia de Larrocha. Aveva inciso un Rigoletto molto ammirato, e presentato con successo l’orchestra in tournées in Italia e in Germania. Per la sua attività e i suoi meriti musicali in Italia e all’estero si era aggiudicato due prestigiosi premi: il Viotti d’Oro e l’Amelia (entrambi nel 1984). Il lavoro di ricostruzione dell’orchestra era stato unanimemente apprezzato. Non deve essere stato facile per lui lasciarsi tutto alle spalle.

Comunque, sarebbe tornato spesso sul podio dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con la quale, tra l’altro, eseguì, tra il 1988 e 1991, il Ring di Wagner in forma di concerto, tenendo anche quattro dense conferenze. Fu un’esperienza veramente esaltante per tutti quanti – anche per il pubblico, per l’orchestra, per i cantanti e, naturalmente, per lo stesso Sinopoli.

 

Ascolto

Čajkovskij, Sinfonia n. 5

Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Giuseppe Sinopoli, direttore

Registrazione dal vivo del 25 febbraio 1996 – tratta dal cofanetto Dagli Archivi : From the Archives – 1937-2010